23/10/2019| 1746 articoli presenti
 

Sbarco sulla luna, quello scienziato
che andò da Baia Zagare a Roma
per commentare in diretta Rai
l'impronta del primo uomo sul satellite

Sbarco sulla luna, quello scienziato
che andò da Baia Zagare a Roma
per commentare in diretta Rai
l'impronta del primo uomo sul satellite

  VIESTE  --  Quando nel luglio del 1969 Armstrong mise piede sulla Luna a Vieste persino i più impegnati nel nascente boom turistico presero la sedia per fermarsi a gurdare le immagini in televisione.
  Immagini in bianco e nero, un solo canale disponibile e una sola rete televisiva di Stato, la Rai.
   Ma in mezzo alle migliaia di turisti che venivano attratti a Vieste da quelle che erano le bellezze naturalistiche del Gargano (bei tempi) ce n'era uno che era un'autoristà mondiale nel campo dell'astrofisica.

   Era in vacanza sul Gargano, a Baia delle Zagare, lo scienziato Enrico Medi che esattamente 50 anni fa, in occasione dello sbarco del primo uomo sulla Luna, diventò il volto più popolare d'Italia assieme a Tito Stagno.
   Era arrivato sulla punta dello Sperone d'Italia e aveva preso una camera per la famiglia e per la baby sitter. Il 18 luglio disse che doveva andare a Roma per commentare lo sbarco sulla Luna.

   "Solo quando lo vedemmo in televisione ci rendemmo conto che razza di personaggio era - racconta Michele Notarangelo, già docente di educazione fisica e organizzatore sportivo, all'epoca collaboratore estivo nella residenza della Zagare - Era una persona cordiale, in costume da bagno non si distingueva dagli altri. Non aveva insomma un modo di fare arrogante o presuntuoso, ma anzi era sempre cordiale.
   Bene, lasciò la famiglia in Gargano e andò a Roma per tre giorni, solo per fare la trasmissione. Poi tornò e continuò le vacanze. Tutti noi capimmo che era nostro ospite un personaggio di altissima importanza".
 
«L’hanno chiamata la notte della luna  - ricordò Medi alcuni anni più tardi - Per noi, cioè gli amici  e giornalisti Tito Stagno ed Enzo Forcella a un tavolo, Andrea Barbato con me ad un altro tavolo di fronte, era impossibile sapere se fosse notte o giorno.  Mi sono sentito come una persona partecipante direttamente alla fantastica impresa, e quindi impegnato a seguirne le varie fasi, in qualità di responsabile! Non vi era spazio per le emozioni, per le considerazioni di carattere generale e umano. Arrivavano i messaggi da Houston, le parole degli astronauti, le comunicazioni delle varie emittenti del mondo, i telex scritti … in base a pochi dati essenziali era necessario sviluppare cal­coli, fare previsioni, interpretare avvenimenti, parole, immagini, e tradurre tutto in linguaggio chiaro, comprensibile ed esatto»

19 luglio 2019