S.
NICANDRO – Un nostro lettore lancia un appello sulla tutela e la
salvaguardia di un'antichissima chiesa romanica sulle alte colline
dietro il lago di Varano e che è l'ultima testimonianza di una
comunità serbo-croata che si ambientò in Gargano prima dell'anno
Mille, seguendo i canoni religiosi bizantini. Di quel paese sono
rimasti pochi ruderi e la chiesa con i suoi affreschi: proprio sui
questi ultimi si appunta la ricerca dello studioso Gianclaudio
Petrucci che ha pubblicato il libro “Gli affreschi della chiesa di
S. Maria di Devia”.
“Oggi la Madonna di Devia viene
celebrata il 15 agosto, e si ritiene sia sempre stato così da secoli
– scrive Franco Giuliani - Invece questo libro ha svelato un’altra
realtà: nei secoli passati la festa avveniva nella seconda domenica
di Pasqua (Domenica in Albis) fino agli inizi del '900. Poi nuove
disposizioni ecclesiastiche hanno spostato la ricorrenza al giorno di
Ferragosto. Una curiosità che non conoscevo, ben nascosta tra i
manoscritti scovati da Petrucci.
Un’altra piacevole scoperta
è che il primo ad interessarsi della chiesa e dell'abitato di Devia
è stato un mio conterraneo, il sanseverese Vittorio Russi: fu lui a
«mettere ordine» nelle congetture topografiche a quel tempo più
accreditate. Si riteneva che i resti di Monte d'Elio appartenevano al
villaggio di Mileto, mentre Russi fu il primo a leggere in quelle
rovine le tracce di Devia. E fu sempre lui a segnalare al Ministero
la presenza della chiesa di S. Maria, ridotta a un rudere, e dei suoi
affreschi. Petrucci ricostruisce abilmente questi fatti, e
restituisce a Russi il merito di aver salvato dall'oblio l'intero
sito.
Mi piace conoscere la storia della Daunia, ho letto
altri libri sulla chiesa e sulla città di Devia, ma questa è la
monografia più completa finora pubblicata: è un saggio di piacevole
lettura, ben strutturato e ben scritto, con ricostruzioni storiche
chiare, spiegazioni precise dei dipinti, e completo di
tutto: fotografie storiche, recenti e documenti inediti”.
“Un'ultima
amara riflessione – conclude - voglio farla sul capitolo «Presente
e futuro». Petrucci lamenta una situazione precaria e di abbandono,
e indica alcune possibili soluzioni. E ha assolutamente ragione. I
suoi suggerimenti vanno nella giusta direzione, e non potrebbe essere
altrimenti visti i suoi studi specifici, e l’intima conoscenza di
quei luoghi avendo curato visite guidate gratuite per molto tempo. Ma
a distanza di due anni nessuno ha ascoltato le sue parole e la
situazione non è migliorata, anzi se è possibile è pure
peggiorata.
Frequento il sito di Monte d'Elio da decenni, con i
miei cari e amici di famiglia, e ho assistito a diverse fasi: le
tante negative e i pochi sforzi di recupero, tutti falliti. Mi sono
sempre chiesto quali potessero essere le ragioni di tanto
disinteresse, ma non sono ancora riuscito a spiegarmelo.
Faccio
appello ai sannicandresi e a tutti i garganici, affinché si
riapproprino di quel luogo, che è pubblico e giammai dovrà
diventare privato, e lo difendano da degenerazioni con sbocchi
incerti”.
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