VIESTE -- Sono una quindicina i viestani residenti a Parigi, per studio o per lavoro. Stanno tutti bene, anche se comprensibilmente sotto shock.
Il più importante di loro è sicuramente padre Lorenzo Prencipe, scalabriniano, responsabile della Missione Cattolica Italiana, da molti anni impegnato in Francia e non solo sui temi dell'immigrazione che sono poi quelli sui cui il suo Ordine è nato e ne costituiscono la stessa identità.
Lo abbiamo raggiunto nella sua sede di rue dei Montreuil. Il suo commento è stato telegrafico: "La situazione qui è molto tesa - dice - Dopo una notte di guerriglia, oggi c’è la quiete cimiteriale. Siamo in attesa di chiarimenti circa le misure inerenti lo stato di emergenza dichiarato dal Presidente Hollande. Cominciamo a vivere tre giorni di lutto per i momentanei 128 morti con 200 feriti, più o meno a rischio di vita.
La sua testimonianza è doppiamente importante anche perchè questa mattina officerà la messa e la sua predica, rivolta a italiani, francesi e immigrati di ogni nazione è la testimonianza di una fede incrollabile nei valori della convivenza civile. La pubblichiamo con piacere offrendola come riflessione ai viestani.
"La sera venerdì 13 novembre - dice padre renzo nella sua omelia - alcuni fanatici terroristi hanno seminato morte e disperazione a Parigi: bar e ristoranti, una sala di musica, uno stadio, tutti luoghi di ritrovo conviviale e distensivo, soprattutto di giovani vite, piene di speranze e di progetti.
La città, oggi, si è svegliata nel silenzio attonito di chi non riesce a spiegarsi il perché di tale violenza cieca e omicida.
La tentazione è quella di arrendersi al terrore, di pensare che è impossibile lottare contro il male che colpisce gli innocenti alle spalle, di chiudersi in casa e in se stessi o di abbandonarsi all'odio che distrugge il cuore dell'uomo.
E’ forte la tentazione di mettere nello stesso sacco di responsabilità i terroristi, lo stato islamico di Daech, i fanatici islamisti, i musulmani dei nostri quartieri, i profughi che cercano rifugio in Francia, i migranti che fuggono povertà e fame. E’ probabile che i partiti politici cercheranno di sfruttare questo miscuglio di situazioni diverse per dei fini puramente elettorali. Ad ogni modo, ognuno di noi, deve fare i conti con queste, ed altre, risposte possibili all'orrore. Ognuno di noi vorrà, a suo modo, giustizia.
Ognuno di noi dovrà comunque ritrovare in se stesso quel sentimento di misericordia compassionevole che ci fa piangere i morti, soffrire con chi è nel dolore, essere solidali con quanti hanno portato soccorso a vittime e feriti, collaborativi con le forze dell'ordine incaricati di assicurare i colpevoli alla giustizia".
Un altro profondo conoscitore di Parigi è lo chef Leonardo Vescera, per tre anni a capo del ristorante interno dell'ambasciata d'Italia in Francia. Dal 2005 al 2008 ha incontrato capi di Stato e politici di ogni nazione, riscuotendo molti consensi. E al tempo stesso ha vissuto da dentro la realtà multirazziale della capitale.
"Andrò a Parigi per lavoro a metà dicembre - spiega - E' una città che conosco bene e che apprezzo. Vorrei però ricordare che la Ville Lumiere non è solo il salotto dei quartieri più antichi, quelli centrali abitati dai buoni francesi e dagli altri europei. Ci sono anche le banlieu, ovvero le periferie, dove gli immigrati sono la stragrande maggioranza. Quasi uno Stato nello Stato e lì gli elementi più estremisti si confondono facilmente in mezzo a milioni di persone che vengono dal Maghreb, dal Medio Oriente e dall'Africa. Sono loro che comandano in certe situazioni. Un solo esempio: spesso mi capitava di accompagnare a casa gli amici dell'ambasciata e siccome guidavo un'Alfa 159, la stessa della polizia, sono stato fermato dalla gente per strada. Mi chiedevano cosa facefamo, perchè passavo di lì e tutto il resto: solo il tesserino diplomatico mi permetteva di poter continuare il viaggio e portare a destinazione il passeggero. Quanto al resto devo dire che ho telefonato anche oggi a un mio amico all'ambasciata che mi ha confermato il clima di estrema tensione che si respira in tutta la città".





