VIESTE - "Sì, ormai sono rimasto l'ultimo viestano ancora in vita che ha abitato a Zara quando era italiana. Quel pezzo di vita, la mia adolescenza sino ai bombardamenti e all'espatrio, sono rimasti nella memoria e nel cuore. Mi tornano in mente tanti episodi, le persone che parlavano lo stesso dialetto dei miei genitori ma anche quello che imparai tra le calli di quella città meravigliosa".
Ludovico Ragno parla lentamente, con la pacatezza che gli è propria. Doppiata la boa degli ottant'anni viene interpellato sempre più spesso sulla storia degli esuli dall'Istria e dalla Dalmazia, su quegli italiani buttati fuori dalla Yugoslavia vincente e a fianco degli Alleati con le baionette nella schiena. A puntare i fucili contro chi vedeva come capitale Roma e non Belgrado erano i titini, i militari dell'esercito guidato dal maresciallo Tito, spalleggiato soprattutto dagli inglesi nelle sue pretese.
Di quegli anni di piombo, in cui la meglio gioventù della Dalmazia e dell'Istria perse la vita, la famiglia o la speranza di restare in terre da sempre abitate da genti italiane, nonno Ludovico ha i suoi ricordi. Nato a Vieste emigrò da bambino a Zara, entrata a pieno titolo sotto la sovranità italiana dopo lunghe trattative seguite alla prima guerra mondiale.
"Mio padre - racconta - aprì una tabaccheria, come fecero altri due compaesani. A quell'epoca la città era porto franco, così non c'erano le tasse uguali al resto d'Italia. Tutto costava meno. Alcuni dipendenti dello Stato in pensione, tra i pochi ad averla in quel periodo, lasciarono Vieste per trasferirsi a Zara. Gli altri compaesani emigrati erano sarti, piccoli artigiani, dipendenti pubblici, soprattutto militari.
Il confine tra la provincia di Foggia e quello di Zara, allora province confinanti nello spazio di mare davanti al Gargano ed era sostanzialmente dopo Tremiti. In breve la vita a Zara permetteva di restare vicini a casa, perchè con una giornata di trabaccolo si era a destinazione, e c'erano più possibilità di lavoro".
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