"Basta alzare gli occhi sulla collina di S.Giorgio, almeno di quello che ne è rimasto, e vedere un ecomostro che ha pochi precedenti in Puglia. Altro che Punta Perotti! Quei nove piani che Campaniello e Nobiletti hanno costruito alla faccia delle leggi nazionali, regionali e delle regole edilizie comunali, sono uno schiaffo in faccia a tutti i viestani onesti".
Antonio Lombardi, ex impiegato dell'Istituto Alberghiero e da poco in pensione, non riesce a darsi pace. Di fronte alla sua abitazione sulla collina di San Giorgio, sino a tre anni fa orgoglio dei viestani, c'è oggi un mega condominio di nove piani che, come gli stessi periti del Tribunale di Foggia hanno certificato, è stato costruito con centinaia di metri cubi in più rispetto a quello che si poteva e comunque oltre a quanto autorizzato.
Lombardi Antonio sebbene esasperato, dopo tre anni di battaglie per aule giudiziarie e dopo il primo round nella causa penale persa, ma alla vigilia della sentenza della causa civile, ha deciso di portare all'attenzione di tutti il fattaccio.
Nei giorni scorsi un grande manifesto a colori, pagato da lui come tutte le cause legali, ha tappezzato i muri di Vieste.
Sul fondo blu due fotografie, il prima e il dopo della collina di San Giorgio con l'aggiunta dell'ecomostro.
La vicenda inizia nel marzo del 2003 quando l'architetto Minervino presenta un progetto di 4.325 metri cubi su due lotti nella confluenza di due strade, via Carlo Alberto Della Chiesa e via Boccaccio.
La richiesta venne bocciata dalla Soprintendenza di Bari perchè in contrasto con le normativa in vigore.
L'anno successivo entra in scena al posto di Minervino l'architetto Forte, per l'occasione affiancato dall'architetto Del Giudice, che ripresenta sullo stesso pezzo di terra un secondo progetto: da par suo Forte si muove come al solito e nel frattempo la cubatura è raddoppiata, arrivando a 7.962 metri cubi su nove piani.
Quando le carte arrivano a Bari, la Soprintendenza inorridisce e rimanda a Vieste tutta la documentazione con parere negativo da far vergognare: "Avete violato - scrivono in buona sostanza ai progettisti - imprescindibili esigenze di tutela e conservazione dei valori paesistici riconosciuti con decreto".
Tutto finito? Neanche a pensarci, il boccone è ghiotto e gli accordi già presi devono fruttare soldi. Perciò il progetto viene ripresentato e sulla carta i piani sono scesi da 9 a 7; nella relazione tecnica allegata agli elaborati entra in scena il tecnico comunale Mario Fabrizio che annota di suo pugno: "Il progetto va accolto perchè la volumetria prevista è inferiore a quella precedentemente annullata".
Nell'ottobre 2005 le ruspe della Progea Edifica Srl di Gaetano Campaniello e Michele Nobiletti (quest'ultimo è consigliere comunale) cominciano a distruggere la collina di S.Giorgio.
Quindici mesi dopo i lavori sono arrivati a montare i ferri per le armature di cemento armato e Lombardi, che abita lì a fianco, arrivano al quinto piano e tenta un chiarimento coi titolari dell'impresa.
Tutto inutile, gli rispondono che gli appartamenti sono venduti e che lui deve stare zitto. "Di più - protesta ancora oggi indignato Lombardi - venne da me Nobiletti per dirmi che se mi fossi opposto avrebbero chiesto a me i danni".
Lombardi non si lascia spaventare e presenta, l'11 gennaio 2007, un esposto al comandante di fatto dei vigili urbani, Laprocina, che cade dalle nuvole e chiede tempo per trovare la documentazione che sono negli uffici a fianco.
La risposta arriva, questa volta sollecita, due settimane più tardi, e firmata dallo stesso Fabrizio in cui si dice che la pianta dell'edificio corrisponde al progetto.
A essere benevoli si può dire che è una risposta-pernacchia.
Mentre Lombardi chiede conto delle cubature, e mai della superficie, dal Comune e dal tecnico che ha autorizzato il tutto si fa finta di niente e si dice che la superficie occupata dalle costruzione è idonea.
Oggi l'edificio è ancora lì, ma la storia non è finita.
Lunedì 11 ottobre 2010 la seconda parte della vicenda





