Sala gremita come per le grandi occasioni ma chi aspettava qualche novità positiva nel potenziamento della lotta anticrimine a Vieste e nel Gargano è rimasto a bocca asciutta.
E dire che l'appuntamento proposto dall'Associazione Antiracket di Vieste era delle più ghiotte: il presidente Giuseppe Mascia è riuscito a mettere attorno al tavolo alcuni dei protagonisti nazionali della battaglia contro usura e pizzo, oltre alla presenza del sottosegretario agli Interni, il leccese Alfredo Mantovano.
Gli interventi che lo hanno preceduto sono stati quasi una prova generale per l'intervento del viceministro, su cui molti avevano riposto grandi speranza. Nella platea di quasi 300 persone che affollavano l'hotel "I Melograni" spiccava la presenza massiccia di molti proprietari di campeggi e villaggi turistici, per non citare anche ristoratori e titolari di locali pubblici.
Nessuno è arrivato con la soluzione in tasca e questo è stato l'aspetto più positivo di un dialogo pubblico che comincia solo ora a farsi strada nell'esperienza collettiva. "Ci sono stati ritardi nell'affrotnare l'offensiva della criminalizzata nel nostro territorio. Ma è mancata anche la consapevolezza della gravità della situazione": questa in buona sintesi il pensiero di Mascia che ha evitato di puntare il dito contro i protagonisti di questi ritardi che oggi costringono i viestani a correre in salita.
Quanto al sindaco Ersilia Nobile le sue parole sono state un auspicio alla concordia e alla collaborazione tra tutte le componenti della cittadinanza.
Non un appello generico all'unità e alla concordia ma una richiesta di appoggi espliciti, visto che sinora la giunta che lei guida non è riuscita a mettere insieme neppure un consiglio comunale aperto alla cittadinanza e tutto dedicato ai problemi dell'ordine pubblico a Vieste.
Da questo punto di vista la conferenza sulla legalità di lunedì avrebbe potuto spingersi un poco oltre e rendere pubbliche le cifre che sinora restano rinchiuse nei cassetti.
Quelle, ad esempio, che riguardano il numero di denunce per estorsioni, o danneggiamenti e incendi, o veri e propri attentati che hanno scandito la vita del paese negli ultimi due anni. Aggressioni quasi quotidiane che sono andate ad aggiungersi alle intimidazioni e alle estorsioni esplicite.
Invece le analisi hanno volato alto, citando dati nazionali o tuttalpiù regionali.
E' stato il caso ad esempio di Tano Grasso, fondatore di una delle prime associazioni di commercianti che si sono opposti al pizzo; nella Sicilia dell'epoca questo significava finire nel mirino dei mafiosi ma nonostante le intimidazione anche malavitosi radicati e agguerriti hanno dovuto capire che contro un'intera popolazione non si può spadroneggiare perchè manca il consenso.
Stesse parole di incoraggiamento sono arrivate dal prefetto Trevisone che ha parlato delle opportunità che sono a disposizione dai fondi per chi rimane vittima di estorsioni: "La reazione migliore - ha sottolineato - è quella di far riaprire gli esercizi danneggiati. Rialzare le saracinesche dopo pochi giorni o settimane dagli attentati incendiari, ad esempio, è una lezione che i malavitosi capiscono molto bene".
Un'altro insegnamento è venuto dal magistrato della Procura della Repubblica di Bari, arrivato in sostituzione di Laudati, che ha chiarito quello che è il cardine della risposta giudiziaria nella lotta alla malavita. In passato - ha detto - abbiamo visto che accorpare tutti i fatti criminali nei maxi processi portava a un rallentamento complessivo nelle sentenze. Oggi invece, chiuse le indagini di polizia e carabinieri, arriviamo in tempi brevi in trbunale per i processi. Questo è di enorme aiuto per chi opera nelle strade ma dà anche una grossa fiducia ai cittadini che vedono perseguito un reato e punito in tempi brevi".
"Vieste è un modello come capacità di reazione - ha detto da parte sua Mantovano per lusingare la platea - Il governo in Puglia sta facendo la sua parte per migliorare la risposta repressiva dello Stato. Aumentiamo quando serve il numero degli uomini in divisa e li spostiamo quando serve là dove ci sono emergenze più grosse. Qui stiamo lavorando bene e altrettanto dovremo fare in futuro, senza fermarci. Per parte mia vorrei osservare che l'ultima volta che sono stato a Monte S.Angelo sono stati arrestati latitanti di spicco nella settimana successiva ... A Vieste ne sono stati presi due di recente".
Sull'argomento non ha voluto aggiungere altro, lasciando sospeso il concetto ma il messaggio è stato chiaro. Vedremo se nelle prossime settimane verranno presi altri latitanti anche se la presenza sistematica dei carabinieri dei Ros a Foggia, come avvenne molti anni fa, sarebbe una di quelle misure che servirebbero a dare certezze operative nelle indagini. A Lecce sono stati mantenuti, perchè anche la Capitanata continua a non averli?
Complessivamente l'incontro è stato positivo perchè il messaggio finale, al di là delle singole esperienze, ha mostrato che è possibile curare il tumore malavitoso a patto di volerlo affrontare con grinta e immediatezza anzichè affidarsi alla benevolenza di chi piazza bombe o proiettili davanti alle porte di chi lavora.




