14/09/2026| 1793 articoli presenti
 

Allarme nucleare in Giappone
Raffaele Disanti resta ancora a Tokio
Di Carlo: Niente centrali attorno al Gargano

Allarme nucleare in Giappone
Raffaele Disanti resta ancora a Tokio
Di Carlo: Niente centrali attorno al Gargano

VIESTE - Sono ore d'ansia per gli amici di Raffaele Disanti che sinora ha deciso di non lasciare il paese dove abita, sulla baia nelle immediate vicinanze di Tokio, neppure dopo l'annunciato arrivo sulla capitale giapponese di una nube radioattiva. Peferisce restare con la moglie nella nazione che lo ha accolto generosamente da dieci anni e dove ha costruito una brillante attività imprenditoriale.
 
Dal 2000 importa in Giappone, vendendolo ai migliori ristoranti della capitale del Sol Levante, l'olio viestano.
 
Per lui è motivo di vanto e orgoglio quello di portare il prezioso nettare degli ulivi del Gargano dall'altra parte del mondo.
 
Forse è per questo, per restare di fianco ai suoi concittadini adottivi, che non se la sente di prendersi una vacanza in un momento difficilissimo come questo.
 
Prima il terremoto ai limite dell'apocalisse, poi lo tsunami, la gigantesca ondata d'acqua che ha causato sinora 20 mila morti accertati e infine l'esplosione delle centrali nucleari che riforniscono di elettricità Tokio e il cuore industriale del Giappone.
 
Tutto questo non è bastato per spingerlo a prendere l'aereo e mettersi al sicuro, magari tornando per qualche settimana a Vieste. "Lo sto cercando al telefono - dice il suo amico carlantonio Dirodi, chef con esperienze internazionali in Estremo Oriente -  spero di sentirlo presto. se resta lì vuol dire che ha fiducia, Raffaele è un ragazzo molto in gamba".
 
Nel frattempo c'è chi vuole aprire un dibattito pubblico sull'ipotesi di avere ben tre centrali nucleari a meno di 100 km da Vieste in linea d'aria. Secondo l'elenco stilato dal Cnen nel 1979, i siti possibili sarebbero a Lesina e Manfredonia in Capitanata, più Termoli in Molise.
 
Una sciagura comunque per turismo e agricoltura.
La riprova? Già è scattato l'embargo silenzioso sui prodotti alimentari che vengono dal Giappone, per sospetta radioattività. D'accordo, lì sono esplose le centrali, ma per precauzione ogni chicco di soia o di riso coltivato nell'estremità più lontana di quel grande paese viene evitato dai consumatori occidentali. E' giusto?
Ecco l'intervento di Michele Eugenio Di Carlo sul tema delle centrali atomiche.
 

"Nel mentre miglia di giapponesi si stanno allontanando dai reattori nucleari di Fukushima, in avaria e a rischio di fusione nucleare, desta scalpore la notizia, non certo fresca dato che il riferimento è all??elenco del CNEN del 1979, che tra le possibili aree destinate a sito atomico possano esserci la zona costiera meridionale alla foce del Biferno (Termoli), la zona costiera a nord del promontorio del Gargano in prossimità di Lesina, la zona costiera del Golfo di Manfredonia.

Il giovane Matteo Pio Pelusi di Cagnano Varano, disorientato e preoccupato, scrive, sollecitando una seria riflessione :

?? L'Italia che smaltisce rifiuti tossici in Campania e nel Mare Nostrum è la stessa Italia che pensa di dover puntare sul nucleare. E?? la stessa Italia che approva e costruisce case di sabbia che si sbriciolano a L'Aquila o che sprofondano nella terra a Marina di Lesina. E se davvero costruissimo centrali nucleari costosissime e di carta pesta? In Giappone costruiscono bene, eppure la terra ci ha riportati al 6 agosto del 1945. Dunque, italiani, meditiamo!?

Rieccoci qui di nuovo a parlare di centrali nucleari nel nostro paese, persino nella nostra Capitanata, convinti più che mai che nessun italiano è disposto ad ospitarle sul proprio territorio, tantomeno noi garganici a Lesina o a Manfredonia. Anche perché, contrariamente a quanto ci farci credere, un conto è avere una centrale nucleare a 50 o100 km, un conto è averla a 500 o 1000km.

E questo lo si capisce meglio dopo Fukushima.

Come non riflettere quando in gioco ci sono interessi legati strettamente alla qualità della nostra vita, al destino economico del nostro territorio, al futuro dell??evoluzione umana che si considera, a torto, infinito.

Come non riflettere sulla storia dei soli ultimi 74 mila anni della terra, attraversata da disastri apocalittici, quali gigantesche eruzioni vulcaniche, inimmaginabili glaciazioni, caduta di enormi meteoriti; una storia destinata scientificamente a ripetersi e che non può consentirci di affrontare senza battere ciglio un futuro nucleare anche in Italia.

Sono questi i giorni in cui un??opinione pubblica più consapevole deve respingere decisamente l??indifferenza e l??apatia verso la scelta del nucleare, perché è doveroso lasciare certezze, non incerte speranze, alle future generazioni.

Più volte sono state chieste spiegazioni su come risolvere il problema delle scorie, dei veleni, dei rifiuti speciali, dei tanti contenitori e container disseminati al largo del Gargano e in tutto l'Adriatico, ottenendo silenzio e risposte indecifrabili, lungo i meandri perversi delle lungaggini burocratiche e dei troppi tabù istituzionali.

Ed eccoci qui a riparlare di nucleare. Mentre, com??è chiaro ed evidente, il normalissimo smaltimento dei rifiuti solidi urbani risulta irrisolto e il traffico dei veleni di ogni sorta è in mano ad organizzazioni criminali.

Possiamo continuare ad ignorare che le scorie nucleari sono, e restano, un problema o, forse, è il tempo di fermare il disastro che si preannuncia con decisioni, comportamenti, azioni e stili di vita differenti?

I grandi interessi finanziari multinazionali legati all??atomo dicono che con le centrali nucleari l??energia costerà di meno; non parlano dei costi sottovalutati per la loro costruzione, né informano che l??uranio è in via d??esaurimento, né considerano i costi di dismissione; non descrivono i costi per i siti di stoccaggio, sia temporanei che definitivi, atti allo smaltimento delle scorie, né valutano le spese per la custodia e il controllo di tali siti per migliaia di anni. Perché? Perché sarebbe evidente a tutti che le centrali nucleari non sono convenienti a lungo termine.

E?? dunque necessario affrontare la battaglia contro il nucleare a Lesina, a Termoli, a Manfredonia, in Italia, con la convinzione che deriva dalla ragione e con la passione che nasce dall??impegno civico di chi intende tutelare il diritto alla salute delle nostre comunità, salvaguardare il nostro territorio, lavorare per uno sviluppo realmente sostenibile.

La cultura vera, l??associazionismo autentico, l??informazione libera del Gargano e della Capitanata si pongano alla testa del movimento contro il nucleare.

Zaiana, dove oggi si onora l??Unità d??Italia da una spiaggia del Sud, può diventare il punto di partenza per questo diverso modo di intendere il territorio e lo sviluppo".