VIESTE - Uno sparo arrivato dal nulla ha centrato in pieno un uomo che stava lavorando in campagna a Marzaniello, a pochi chilometri da Vieste, ferendolo in maniera grave a un braccio e al torace.
Il fatto è avvenuto l'altro giorno e le indagini sono ancora in corso.
La vittima si chiama Antonio Tomaiuoli, 48 anni, nativo di Monte S.Angelo e ufficialmente residente a Mattinata.
Di fatto abita e lavora molto spesso a a Vieste visto che ha sposato una viestana e che l'estate è stato speso impegnato come operaio del Corpo Forestale dello Stato nel nostro paese nei servizi anti incendio.
Al momento della sparo erano con lui alcuni parenti, proprietari dell'oliveto che si estende tra i boschi delle colline a fianco della Statale 89.
Sono stati loro a dare l'allarme e a chiamare il 118 con i telefonini per un soccorso immediato.
I sanitari hanno cercato di evitare l'emorragia e hanno trasportato immediatamente il ferito all'ospedale di S.Giovanni Rotondo dov'è stato operato d'urgenza.
I chiururghi hanno dovuto estrarre il metallo del proiettile e poi hanno seguito passo passo il decorso post operatorio per evitare l'insorgere di infezioni.
A quanto pare non sono ancora maturate le condizioni per dichiarare il fuori pericolo.
A tre giorni di distanza dai fatti i sanitari restano muti e parlano solo di prognosi riservata.
Una fucilata casuale, ovvero un incidente di caccia, oppure un attentato o peggio?
A quanto pare non sono state udite altre fucilate e considerato il luogo impervio dove è avvenuto il fatto sembra difficile immaginare che se qualcuno passava da quelle parti per cacciare non si sia accorto di tre, quattro persone al lavoro.
A deporre sulla non casualità del fatto c'è il passato dell'uomo, legato in passato alle vicende sanguinose del clan Li Bergolis di Monte S.Angelo.
Il soprannome che gli avevano appiccicato addosso, "Il Pentito", lo aveva ricevuto in dote quando aveva voluto sfilarsi dalla faida maledetta che sta insanguinando il Gargano per il predominio sul controllo di tutte le attività criminali del nostro territorio, dalle estorsioni al traffico di droga.
Anche un suo fratello finì vittima di un caso di lupara bianca, assassinato.
Sulla vicenda stanno indagando i carabinieri e sarà loro compito accertare la dinamica dei fatti e soprattutto il possibile movente, se si è trattato di una vendetta o di un avvertimento.
Di eventuali cacciatori - sinora - non ci sono tracce.
I famigliari si augurano che possa guarire e tornare a casa sano e salvo al più presto.
21 novembre 2011





