VIESTE - Mano a mano che passano le ore vanno precisandosi i contorni dell'attentato di cui è rimasto vittima Antonio Tomaiuolo, 48 anni, operaio forestale originario di Monte S.Angelo ma domiciliato a Vieste assieme alla famiglia.
Il colpo di fucile che lo ha ferito, uno solo, era evidentemente diretto a lui.
La rosa di pallini della fucilata, quasi certamente un' arma da caccia, lo ha centrato al torace e a un braccio.
La distanza, da cui lo sparatore ha esploso il colpo, ha centrato il bersaglio con sicurezza senza lasciare traccia.
Solo il pronto intervento dei famigliari che stavano lavorando con lui tra gli olivi, ha scongiurato il peggio.
Le sue condizioni restano gravissime e i sanitari non hanno sciolto la prognosi a quattro giorni dall'attentato.
Ora bisognerà vedere se si procederà per tentato omicidio ma di sicuro l'avvertimento mafioso di cui è stato vittima Tomaiuolo non può non avere dinamiche interne alla criminalità organizzata del Gargano, quella quarta mafia che qualcuno si ostina ancora a negare.
Perchè c'è stato qualcuno che ha imbracciato un fucile per sparargli?
L'intento era quello di ucciderlo o solo la casualità ha impedito alla rosa di pallini di uccidere l'operaio forestale?
In passato la sua famiglia, in vario modo coinvolta con la faida Li Bergolis, ha già dovuto patire la scomparsa di un fratello di Antonio Tomaiuolo che è stato prelevato in casa da una falsa pattuglia di carabinieri e non è stato mai più ritrovato.
Anche in quell'occasione l'orrore della lupara bianca, con un corpo che non è stato mai più ritrovato.
All'ospedale di S.Giovanni Rotondo, dov'è tuttora ricoverato, i medici restano abbottonati sull'evoluzione delle ferite che sono molto profonde.
La prognosi resta riservata mentre i famigliari si alternano fuori dalla porta del malato sperando sempre nella buona notizia della sua salvezza dalla fucilata omicida.
22 novembre 2011





